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Saranno quattro gli appuntamenti dedicati al Seminario di Dizione che completa il corso di teatro “Atto I° ” , organizzato dall’Associazione Volontari Centro Lettura Caselle, in collaborazione con il Comune di Sommacampagna e il Teatro Oplà di Verona. Il seminario avrà luogo nella sede dell’Associazione al primo piano del Centro Sociale di via Scuole 49, nei giorni di sabato 22, 29 novembre e 13, 20 dicembre dalle ore 15.00 alle 17.00
Il corso sarà condotto da un’insegnante d’eccezione: la professoressa Maria Luisa Cappelletti, e sarà gratuito per gli allievi di teatro ma aperto anche a quanti decideranno di migliorare il proprio approccio con la parola parlata o per quanti hanno anche professionalmente la necessità di esprimersi in pubblico. Per questi ultimi la quota simbolica di partecipazione è di 40 euro.
Info e iscrizioni telefonando allo 0459611329 – 3487329077- 0458580424 .
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Kostantin Sergeevič Stanislavskij
Il libro è stato inteso da molti come l’autentica bibbia del teatro del Novecento. In un’epoca a dominante registica, dove una delle idee guida è la cancellazione dell’interprete umano o la sua riduzione al rango di marionetta, l’intento di Stanislavskij è riconferire all’attore un insostituibile ruolo creativo. A chi crede che l’arte del teatro sia rinnovabile solo attraverso gli artifici della messinscena; che l’inventiva registica, espressa attraverso trucchi e trovate, basti a sorreggere il linguaggio del palcoscenico, Stanislavskij risponde in modo denso di istanze di grande portata innovativa.
“Il testo stampato della commedia non rappresenta tutta l’opera che è completa solo quando è realizzata dagli attori in scena, ravvivata dai loro vivi sentimenti umani. E’ come una partitura musicale che non diventa musica finchè non è suonata dall’orchestra. Appena l’interprete (del dramma o della sinfonia) esprime il sottotesto dell’opera rivissuto dentro di se, si scopre il segreto spirituale sia dell’opera che dell’artista, il contenuto interiore per il quale è stata creata. Il significato dell’opera sta tutto nel sottotesto. Senza il sottotesto le parole non avrebbero ragione di esistere in scena: le parole appartengono al poeta, il sottotesto all’attore. Se non fosse così lo spettatore non avrebbe bisogno di venire a teatro per sentire l’attore, ma se ne resterebbe a leggere il dramma a casa”
Un’enunciazione che sembra persin ovvia, ma è il richiamo al sottotesto a renderla incandescente. Stanislavskij chiama sottotesto il percorso sotterraneo con cui l’attore, raddoppiando la partitura drammaturgica con un protocollo di sua invenzione, innesca la trama di gesti, movimenti e intonazioni compatibile con le situazioni emotive richiamate dal palinsesto verbale.
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